DONNE IN AGRICOLTURA: RUOLO SOCIALE E SICUREZZA ALIMENTARE


Si è svolto il 10 settembre 2010 a Matera, nell’ambito della Festa dell’Agricoltura CIA, un interessantissimo convegno organizzato dall’Associazione Donne in Campo dal titolo “Donne in agricoltura: ruolo sociale e sicurezza alimentare”.

Scopo dell’iniziativa è stato innanzitutto quello di analizzare, riguardo al cosiddetto processo di modernizzazione dell’agricoltura, la sostenibilità economica e sociale delle aziende agricole femminili che producono tanti dei prodotti di eccellenza orgoglio del made in Italy e che si distinguono per una particolare sensibilità ambientale, di tutela del territorio e delle tradizioni rurali.

Ma si è voluto inserirequesta analisi in un quadro più ampio: quello del legame tra lotta alla povertà e diritti delle donne nel terzo mondo. Se è vero, infatti, che sono le donne a produrre tra il 60 e l’80 per cento del cibo nei Paesi in via di sviluppo, il loro punto di vista, non può essere più ignorato.

Lo sguardo che si è voluto dare a questi problemi, ha voluto essere uno sguardo globale e uno sguardo di genere, uno sguardo femminile!

Globale, perché se non si imparano a capire i meccanismi dell’economia globale si capisce poco anche delle nostre realtà nazionali e locali, femminile perché il contributo di un punto di vista “diverso”, di un’identità diversa, può essere fondamentale per scardinare il pensiero unico che costringe le esistenze di miliardi di persone ad un destino che sembra già scritto e già determinato. E’ un contributo di pluralità di visione!

Esso va definito, elaborato e veicolato nei luoghi decisionali per correggere le distorsioni, ormai evidenti in modo innegabile, di questo sistema economico e per evitare che tali distorsioni diventino drammatiche per milioni di persone nel mondo.

In questo ambito la Prof.ssa Ada Cavazzani, sociologa rurale dell’Università di Calabria, ha fornito il quadro teorico di analisi della crisi dell’agricoltura che colpisce sia il mondo sviluppato che i paesi in via di sviluppo analizzando la sostenibilitàeconomica e sociale delle aziende agricole e proponendo una nuova una lettura dei cambiamenti in corso nell’agricoltura europea come tendenziale affermazione di un nuovo “paradigma di sviluppo rurale” inteso come alternativo a quello della modernizzazione agricola. Alla base del nuovo paradigma si collocano le pratiche di agricoltura economicamente e socialmente sostenibili che si producono come risposta ai modelli di gestione aziendale dominati dal mercato, regolati da regimi tecnologico-istituzionali e sostenuti da politiche subordinate agli interessi agro-industriali.

La teoria della modernizzazione agricola –ha affermato la Prof.ssa Cavazzani- ha manifestato i suoi effettiin termini di insostenibilità economica e sociale, conseguente alla sostanziale dipendenza del settore agricolo dai fattori esterni, sia a monte che a valle del processo produttivo causando una standardizzazione dei processi produttivi, sempre più sganciati dai contesti locali e sempre più dipendenti dalle prescrizioni esterne. Tale sistema si traduce, d’altra parte, in una pressione economica insostenibile, definita squeeze on agriculture, determinata da una costante riduzione del rapporto tra ricavi e costi di produzione, e che appare chiaramente un indicatore strutturale della crisi della modernizzazione agricola. Ma se da un lato tale processo ha determinato la scomparsa di oltre il 40 per cento delle aziende nel periodo 1975-1995, dall’altro non si è prodotta la convergenza verso un unico modello di gestione, ma è invece aumentata la diversificazione. Questo tipo di analisi consente di interpretare il processo di cambiamento in agricoltura in termini rovesciati rispetto a quelli previsti dalla modernizzazione, in quanto riafferma il ruolo determinante delle pratiche sociali nei confronti del mercato, della tecnologia e dello Stato anche attraverso forme di cooperazione economica tra i produttori.

Ad esempio la “valorizzazione” (deepening) riferita a quelle attività che consentono di aumentare e conservare il valore aggiunto per prodotto: agricoltura organica, produzione di qualità, trasformazione dei prodotti in azienda, filiere corte. Poi il processo definito “allargamento” (broadening) delle attività praticate a livello aziendale, comunque integrate con l’agricoltura: agri-turismo, agricoltura sociale, conservazione del paesaggio, produzione energetica. Infine il processo, definito in termini di “rifondazione” (regrounding), riguarda le strategie adottate per acquisire le risorse e per ridurre i costi di produzione: pluriattività, che consente di acquisire risorse monetarie e di ridurre la dipendenza dal sistema bancario, produzione di fertilizzanti organici, scambio sociale di prodotti da impiegare nel processo produttivo.

A questo punto gli interventi di Livia Zoli e Beatrice Costa, rispettivamenteHead of policy and lobby unite Policy officer di Actionaid, l’organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alla povertà e impegnata in 66 Paesi del mondo, hanno fornito il quadro drammatico ma significativo della lotta alla fame nel mondo e del ruolo delle donne nella produzione alimentare globale.

Nel mondo una persona su sette soffre la fame. Actionaid ritiene che fame e malnutrizione non siano un ineluttabile fatto naturale, ma il risultato di scelte precise e di disuguaglianze tra ricchi e poveri, tra uomini e donne. Più del 60% delle persone affamate sono donne e bambini e questo è paradossale perche sono le donne a produrre tra il 60 e l’80% del cibo nei Paesi in via di sviluppo. Le legislazioni di diversi Paesi impediscono alle donne di possedere ed ereditare la terra. La popolazione rurale femminile è penalizzata anche nell’accesso al credito e ai servizi tecnici di supporto alle attività agricole. Di contro sono proprio le donne a rispondere meglio ai cambiamenti climatici attuando strategie legate alle realtà locali, sostenibili e condivise.

Dove la terra è distribuita e gestita con maggiore eguaglianza tra uomini e donne, si assiste a circoli virtuosi in termini di sviluppo economico locale, salute materna e infantile, istruzione.

I diritti delle donne alla terra e alle risorse naturali sono l’anello mancante nell’analisi della crisi alimentare e l’empowerment delle donne è il fattore su cui meno hanno scommesso i donatori nella risposta all’aumento del numero di persone affamate e malnutrite.

Su queste basi si è proceduto alla firma del Manifesto tra Actionaid e Donne in Campo per porre in atto un impegno comune nelle attività di sensibilizzazione pubblica tramite le rispettive articolazioni territoriali sull’importanza di promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne contadine e agricoltrici; sostenere progetti di sviluppo nel Sud del mondo focalizzate sulle donne contadine e agricoltrici; svolgere azioni di pressione politica nei confronti delle istituzioni sull’importanza di rimettere al centro delle politiche di sviluppo rurale i diritti delle donne e il loro ruolo in agricoltura.

E’ stato un momento alto di riflessione, al quale hanno preso parte, tra gli altri, Rosanna Bollettino- presidente “Donne in Campo” Basilicata, Mara Longhin- presidente “Donne in Campo”,Alberto Giombetti Coordinatore di Giunta Cia, la Senatrice Maria Antezza- membro Commissione agricoltura, Vilma Mazzocco- assessore all’agricoltura Regione Basilicata.

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