L'AGRICOLTURA DELLE ZONE SVANTAGGIATE E DI MONTAGNA


Donne in Campo: riconoscere il valore sociale dell’agricoltura dei territori montani.

L’agricoltura di montagna ha tanto da insegnare in termini di integrazione con l’ambiente, di molteplicità di funzioni, di resistenza alle avversità ambientali ed economiche. Il suo ruolo di manutenzione del territorio e di attrattività, inoltre, va riconosciuto e valorizzato. Questo il messaggio che l’Associazione Donne in Campo-Cia ha lanciato nella “due giorni” svoltasi a Como, il 19 e 20 febbraio scorsi, a Villa Gallia, sede della Provincia.

Le donne sono protagoniste della montagna e dalle donne nasce l’esigenza di una riflessione condivisa su questa agricoltura troppo spesso e a torto considerata marginale. E’ il saluto di Adonis Bettoni, presidente della Cia Alta Lombardia, che ha aperto la prima giornata dell’incontro, affermando che la cura e manutenzione che gli agricoltori svolgono nell’ambiente montano è un lavoro che va riconosciuto socialmente e giustamente retribuito.

Valeria Reggiani, presidente di Donne in Campo Lombardia, ha dato il benvenuto ai presenti e posto l’attenzione sulla necessità che i servizi nei piccoli paesi montani non vengano smantellati per il mantenimento delle comunità e, quindi, per la vita stessa dei luoghi montani.

E’ stata la volta dell’antropologa Michela Zucca con un’affascinante descrizione delle culture montane e degli antichissimi miti in cui il bosco e la selva assumono ruoli profondi nell’inconscio collettivo. L’orto, l’addomesticamento degli animali e delle erbe selvatiche è pertinenza delle donne da sempre. Pertanto, il rapporto originario con l’agricoltura è molto legato al femminile. La proiezione del film documentario “La transumanza della pace” che descrive un importante progetto a favore degli agricoltori di Sebreniza ne è un importante esempio.

Ma la funzione centrale che l’agricoltura svolge nell’ambiente montano va riconosciuta e valorizzata, ha affermato nel secondo giorno dei lavori Marta Zampieri, responsabile del Gruppo Montagna Cia, che, dopo il saluto di benvenuto del presidente Cia Lombardia Mario Lanzi, ha ricordato l’importante lavoro di presidio e manutenzione che gli agricoltori di montagna svolgono e che costituisce una garanzia di sicurezza anche per la pianura.

Marta Zampieri ha sottolineato come le donne per secoli abbiano tramandato le culture popolari, narrando la sera davanti al camino ai giovani le storie antiche. Grazie alla loro tenacia, la montagna è rimasta viva. In montagna si assiste ancora a molteplici forme di scambio e di assistenza gratuita tra agricoltori, anche di tipo culturale che può essere riproposto ai nostri giorni.

La prof. Anna Giorgi, dell’Università della Montagna di Edolo, ha sottolineato, dal canto suo, l’importanza che si parli di montagna e che a farlo siano le donne che hanno lo straordinario pregio di fare rete. I giovani, ha affermato, sono estremamente interessati alla montagna; bisogna sostenerli nel loro sforzo.

E’ stata la volta poi delle testimonianze delle agricoltrici della montagna aperte dalla vicepresidente nazionale Donne in Campo Maria Annunziata Bizzarri con un’azienda a Casoli Val di Lima che ha contribuito a recuperare un borgo di montagna abbandonato, seguito da Lorena Miele, agricoltrice di Canzo (Como), che ha voluto illustrare come l’agricoltura per secoli abbia modellato il territorio e come l’abbandono da parte degli agricoltori metta a rischio i boschi e gli equilibri ecologici.

Marisa Corradi, giovane allevatrice di Lavarone (Trento), ha descritto la passione con cui ha scelto il suo lavoro e l’importanza che anche l’alimentazione degli animali provenga dalle stesse zone per produrre davvero prodotti di montagna.

E’ poi stata la volta di Elisa Cedrone, presidente Donne in Campo Lazio, descrivere la sua azienda a S. Donato Val di Comino, versante laziale del Parco d’Abruzzo, che vive in montagna e di montagna con mille attività, dall’agriturismo alle fattorie didattiche fino al recupero della musica popolare con la zampogna, strumento che serviva nell’antichità a comunicare da una valle a un’altra.

La testimonianza di Rosa Giovanna Castagna, vicepresidente della Cia Sicilia, alla guida di un’azienda tra i Nebrodi e le Madonie, ha confermato il respiro nazionale alla giornata. Il fenomeno dell’abbandono della terra -ha affermato- è grave non solo per la montagna: alla fine dell’estate la provincia di Messina è stata devastata da tre giorni di incendi che hanno mandato in fumo centinaia di ettari di bosco e preziose riserve. Ma alla terra si torna se si riceve qualcosa La crisi -ha concluso- non ci insegna, ci “ricorda” che senza terra non c’è futuro!

L’ultima testimonianza è di Beatrice Tortora, presidente Donne in Campo Abruzzo, che guida un’azienda ad Abbateggio nel Parco Nazionale della Maiella, che ha descritto le mille funzioni che l’impresa ricopre in quei delicati equilibri ecologici.

E’ stata la volta della relazione di Domenico Mastrogiovanni, del Dipartimento Sviluppo agroalimentare e territorio della Cia, che ha sostenuto come le donne garantiscono innanzitutto la continuità e poi saperi, sapori; insomma, le tradizioni. A volte -ha detto- abbiamo guardato troppo e solamente alle nuove tecnologie come risposta; l’agricoltura di montagna offre accessibilità e attrattività. Bisogna sviluppare la capacità del prodotto di attirare l’attenzione su un “sistema territoriale”. In sostanza, chiediamo un aiuto, nell’ambito dello Sviluppo rurale, che venga riconosciuto perché si è in montagna. Questo è il nostro obiettivo.

Paolo Baccolo, direttore Dg Agricoltura della Regione Lombardia, nel suo intervento, ha manifestato soddisfazione e interesse nell’aver ascoltato testimonianze reali di donne agricoltrici di montagna e una positiva sorpresa nel constatare che nessuna di loro ha parlato di finanziamenti. La Lombardia -ha affermato- non vede il fenomeno dello spopolamento della montagna, e questo è un dato positivo.

A conclusione dell’incontro, la presidente nazionale Donne in Campo Mara Longhin ha manifestato soddisfazione per la “due giorni” che ha avuto il merito di mettere in luce un ambito per troppo tempo trascurato. E ha auspicato che questo sia l’inizio di un percorso che coinvolga i territori del nostro Paese che per il 70 per cento è coperto da montagne. “Le donne -ha sottolineato- non parlano spesso di finanziamenti perché per loro l’agricoltura è una scelta di vita e una passione. Nel titolo dell’incontro si definiscono le donne come linfa vita della montagna ma, dico io, anche dell’agricoltura. Voglio portare il messaggio valoriale di cui le imprenditrici agricole si fanno portatrici: si può rispettare l’ambiente, avere cura del processo produttivo, delle relazioni sociali e delle antiche tradizioni culturali, facendo contemporaneamente business. E’ questo il messaggio che le donne vogliono dare alla società e al settore primario, insieme, perché la forza di ognuno è la forza di tutte!”.

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