IL SUCCESSO DEGLI AGRITESSUTI DI DONNE IN CAMPO IN VETRINA A LIVORNO


Evento a Livorno per la Festa dell’olivo e dell’olio organizzata da Cia e Comune di Livorno

Il fashion agricolo esiste e stupisce: successo per gli Agritessuti di Donne in Campo. Ecco la moda dei tessuti naturali e tinture green

Tante aziende Cia a conduzione femminile. Monica Bettollini, presidente Donne in Campo Toscana: «Filiera da costruire ma grandi potenzialità»

Grande successo per le Donne in Campo Cia Toscana a Livorno, presente con una quindicina di aziende agricole tutte esclusivamente a conduzione femminile. In occasione della Festa dell’Olivo e dell’Olio – organizzata da Cia Agricoltori Italiani Livorno e Comune di Livorno – le imprenditrici agricole della Cia sono state assolute protagoniste: presenti con i loro prodotti ortofrutticoli freschi, olio extravergine d’oliva appena fatto, saponi naturali, e perfino una tipicità sempre più conosciuta come l’aglione della Valdichiana.

E poi una passerella particolare per gli Agritessuti, la novità lanciata nelle settimane scorse da Donne in Campo Cia nazionale: un’altra moda è possibile, il fashion agricolo può esistere, creando una filiera del tessile Made in Italy 100% ecosostenibile, con tessuti naturali e tinture green realizzate con prodotti e scarti agricoli. Proprio in occasione dell’evento livornese dedicato all’olio extravergine d’oliva, la mostra dal titolo “La natura che si indossa” di abiti alta moda realizzati con tessuti e tinte naturali dalla eco-sitilista Eleonora Riccio.

«C’è stata grande attenzione ed interesse da parte del pubblico – commenta Monica Bettollini, presidente Donne in Campo Toscana – verso gli abiti realizzati con tessuti di origine agricole. E’ una filiera da costruire, ma di cui abbiamo il know-how, considerata la vicinanza tra le donne e la tradizione tessile, nella storia e ancora oggi. Secondostime Cia, la produzione di lino, canapa, gelso da seta, oggi coinvolge circa 2mila aziende agricole in Italia, per un fatturato di quasi 30 milioni di eurocon le attività connesse. Se la filiera degli Agritessuti venisse incoraggiataquesta cifra potrebbe triplicare già nel prossimo triennio. Per esempio, coinvolgendo nell’immediato le 3mila imprese produttrici di piante officinali, alcuneanche tintorie, come lavanda e camomilla, allargandone il campo. E associando, ovviamente, la tintura dagli scarti dell’agricoltura: come le foglie dei carciofi, le scorze del melograno, le bucce della cipolla, i residui di potatura di olivi e ciliegi, i ricci del castagno».

Proprio nei giorni scorsi a Roma l’associazione femminile di Cia Agricoltori Italiani, aveva il lanciato il marchio registrato Agritessuti. Le case history aziendali, e la mostra di abiti da sera e prêt-à-porter realizzati in stoffe bio e colorati con ortaggi, frutta, radici, foglie e fiori, hanno fatto da testimonial al progetto portato avanti da Donne in Campo Cia per mettere insieme agricoltura, ambiente e abbigliamento. Una sfida che risponde prima di tutto alle richieste dei consumatori: la domanda di capi sostenibili in Italia, infatti, è cresciuta del 78% negli ultimi due anni e oggi il 55% degli utenti è disposto a pagare di più per capi ecofriendly.

Oggi l’industria tessile è la seconda più inquinante al mondo, responsabile del 20% dello spreco globale di acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica. Una maglietta richiede, in media, 2.700 litri d’acqua per essere prodotta, un jeans fino a 10.000 litri, utilizzando soprattutto fibre e coloranti di sintesi. Considerato che il consumo mondiale di indumenti è destinato a crescere di oltre il 60% entro il 2030, è evidente quanto siano enormi le potenzialità di una filiera del tessile ecologicamente orientata, fino a rappresentare il 15-20% del fatturato del settore in Italia (4,2 miliardi).

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