LOMBARDIA: UN "VIAGGIO ... IN CAMPO" IN PIEMONTE


di Luisa Broggini (OrtoBioBroggini) e Renata Lovati, presidente Donne in Campo Lombardia

“UN PUGNO DI UOMINI E DONNE E UN PEZZO DI TERRA!”

Con questo racconto desideriamo documentare come le donne e gli uomini delle terre che abbiamo visitato sono autori e autrici della relazione tra uomo e ambiente e di come la conservazione del paesaggio è a tutt’oggi equilibrio e condizionamento reciproco.

Ci siamo finalmente ritrovate dopo due difficili anni nel nostro solito viaggio autunnale alla scoperta dell'agricoltura delle altre Regioni, quest'anno nel vicino Piemonte tra i paesaggi del Monferrato, delle Langhe e delle valli del Cuneese. Un filo comune ci ha portato alla scoperta di aziende familiari molto legate al territorio, all'agricoltura di qualità, che spesso è biologica, e alla pratica di mantenimento del lavoro agricolo all'interno del nucleo familiare che vede collaborare genitori e figli, nuore e generi con i nonni ancora attivi e propositivi. Una bella realtà che dà speranza alla piccola impresa così spesso dimenticata e ignorata.

Il primo incontro è con la famiglia Carussin nell'azienda viticola a San Marzano Oliveto nell'astigiano, ci accoglie Giorgia con l'entusiasmo di una vita passata tra le vigne e dedicata all'attività didattica, cura delle piante e dei bambini con un'attenzione speciale al lavoro con gli asini che diventano amici e compagni nell'apprendimento. Giorgia parla animatamente con noi e nello stesso tempo cura la nipotina e ci presenta il suo team, la nuora che lavora in campagna con suo figlio, e l'altro figlio che si occupa della cantina e del birrificio. Soci di una cooperativa di servizi utilizzano anche lavoratori che vengono prevalentemente dalla Macedonia, dal Senegal, dalla Nigeria. In estate danno ospitalità ai WWOOFer, dimostrando una grande apertura culturale e di accoglienza. L'azienda biologica da qualche anno segue anche i principi della Biodinamica e il metodo di potatura Simonit-Sirch, diffuso ormai anche Oltralpe da questi due tecnici friulani che hanno dimostrato come sia possibile ridare vita anche a vecchi vigneti indeboliti da potature eccessive con un metodo che si avvale di tecniche antiche, individuale, pianta per pianta, rispettando il percorso della linfa vitale. Sta dimostrando ottimi risultati sulla vigoria e la resistenza alle malattie, ma il giovane Carussin ci spiega di sperimentare anche tecniche botaniche inspirate da Stefano Mancuso.

Lasciamo il Monferrato dopo un'ottima degustazione di vini, e a Neive, piccolo borgo tra i più belli d'Italia, ci aspetta Massimo, una guida appassionata che ci guida alla scoperta della cittadina. Nelle cantine del Palazzo dei Conti di Castelborgo, vennero eseguiti i primi esperimenti per la vinificazione del nebbiolo dando poi origine al vino che verrà chiamato Barbaresco. A Neive c'è anche una rinomata scuola di “arte bianca” da cui vediamo uscire una miriade di ragazzi e ragazze che diventeranno fornai e pasticceri. Di impianto mediovale, Neive mostra antichi palazzi settecenteschi molti ristrutturati dall'architetto G.Antonio Borgese, e anche la singolarità di avere una chiesa ortodossa grazie all'iniziativa del parroco che volle creare un ambiente accogliente per la comunità macedone presente nel territorio. Così a loro venne ceduta una chiesa sconsacrata che visitiamo con il piacere ci ritrovarci in un ambiente allegro e colorato dalle tante icone. Poco lontano l'antica Torre medievale più volte ricostruita, ci offre dall'alto un panorama stupendo, il paesaggio delle Langhe in una visione a 360 gradi. In fronte al palazzo accanto un antico vitigno a piede franco ci ricorda che siamo in un paese in cui esistono ben 36 antiche cantine. Su Piazza Italia si affaccia il Museo Casa della Donna Selvatica che testimonia l'arte della distilleria dei fratelli Lidia e Romano Levi, produttori di una grappa unica con tecniche antiche e manuali già ecologiche. Queste grappe famose in tutto il mondo portano etichette disegnate a mano che si ispirano alla Donna selvatica, probabilmente la donna contadina che Romano incontrava da ragazzo camminando nelle vigne per andare a scuola.

Dopo un tour dell'Alta Langa pernottiamo a Cascina Prato a Cravanzana, agriturismo tutto al femminile dove ceniamo ottimamente. Il proprietario ci accompagna nel noccioleto e ci spiega come il territorio si sia trasformato da zona in cui si coltivava un po' di tutto ed era presente anche una piccola zootecnia alla monocoltura di nocciole, la tonda gentile delle Langhe.

L'indomani ci aspetta una bellissima realtà, l'azienda di Marco Bozzolo, premiata con la Bandiera Verde Cia, a Viola, il borgo delle castagne. Ci arriviamo attraversando boschi stupendi, nel nulla, senza incontrare auto per chilometri, rischiando quasi di perderci. L'azienda familiare, padre, madre e due figli, uno dei quali fa anche il documentarista, sono custodi di un territorio boschivo popolato da castagni centenari. Ci accompagna Ettore Bozzolo, che lavora con l'ambiente circostante, accompagnando bambini e scuole alla scoperta dell'economia del castagno. In tempi in cui tutti pensavano che la castagna non desse più reddito, Ettore ha comprato i boschi intorno ai suoi, con spirito imprenditoriale e con la consapevolezza di poter dire a chi vendeva che si sarebbe preso cura del suo pezzo di territorio. Il castagno dà lavoro anche d'inverno con le potature e l'opera di innesto sulle nuove piante nate da seme, per la raccolta della legna da ardere e quella delle giovani piante buone per travature nelle vigne. Occupa la famiglia ma anche giovani immigrati, uno dei quali ci accoglie facendoci le caldarroste.La castagna è cibo per gli umani ma anche per gli animali, e una parte non vengono raccolte e lasciate ai bambini e ai visitatori e così anche noi camminando ne raccogliamo un bel po'. La maggior parte vengono essiccate con metodo tradizionale, su grate dove rimangono per circa quaranta giorni.

Lasciamo Viola dopo aver pranzato nel bosco intorno a un castagno e ci portiamo a Bagnasco, all'azienda Cashmere in Fabula dove ci accoglie Roberto gentilissimo ospite che ha ristrutturato l'antico podere con tecniche di risparmio energetico che ci spiega con passione. L'agriturismo è anche fattoria didattica e accoglie gli studenti in attività legate al bosco e all'allevamento della capra cashmere. Poco lontano ceniamo all'agriturismo La Botalla, azienda biologica multifunzionale anche qui gestita da un team di donne affiatato e appassionato. Siamo accolte per la cena e la notte presso l’azienda agricola “La Botalla” in Valle Mongia. Marinella e la figlia, una giovane donna che ha lasciato il lavoro di guida turistica per dedicarsi all’azienda di famiglia, ci hanno preparato una cena deliziosa a base di castagne, prodotti dell’orto e formaggi locali. L’azienda si occupa prevalentemente di castanicoltura, coltiva cereali, erbe officinali e ortaggi destinati alla preparazione dei piatti offerti all’agriturismo, curano prati producendo fieno. L'ultima giornata ci vede a visitare Revello anche qui accompagnati da una guida entusiasta che ci porta a scoprire i dipinti di Hans Clemer nella cappella Marchionale del Palazzo Comunale e nella Collegiata. Anche Revello è di origine medievale e visse il suo massimo splendore quando fece parte del Marchesato di Saluzzo, la Marchesa Margherita di Foix, donna raffinata e curiosa fu interprete dello sviluppo culturale ed architettonico del paese dalla scomparsa del marito per un lungo ventennio.

Nel pomeriggio l'ultima visita all'azienda agricola biodinamica di Giuliano Fino. Giuliano coltiva mirtillo gigante e il mini kiwi Arguta, varietà che ha sostituito l'impianto di Kiwi che hanno subito negli ultimi anni gravi attacchi da pseudomonas, oltre a mele a maturazione precoce. Si producono anche succhi, preparati e frutta essiccata. Il mirtillo fresco viene venduto quasi interamente in Germania, è pianta resistente e precoce e va in maturazione prima delle possibili grandinate, per questo l'impianto non ha reti antigrandine e per adesso anche con un po' di fortuna è possibile gestirlo così dando la possibilità di coltivare erba medica tra i filari e utilizzandola per l'alimentazione delle capre da latte. Nel meleto cresce un rigoglioso trifoglio. L'azienda, ordinatissima, ha infatti anche una stalla per circa duecento capre camosciate da cui si ricava un latte biologico venduto in confezioni UHT o a conservazione di ventun giorni. Fa parte della cooperativa Bianco Viso e copre ampiamente il mercato del latte di capra nella zona della Valle del Po. Un impianto fotovoltaico e l'allevamento di una razza di pecore di piccola statura che vengono usate per pascolare nei frutteti fanno di questa azienda un esempio di imprenditorialità e sostenibilità aziendale.

“Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento” F. Arminio

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